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Il Centro Interuniversitario di Ricerca in Psicologia Ambientale (CIRPA), istituito nel 2005, si propone di promuovere e sviluppare in Italia il campo della Psicologia Ambientale, consorziando tra loro le principali Università Italiane e gli Enti di Ricerca (inizialmente con La Sapienza di Roma, Padova e Cagliari, e successivamente con Roma Tre e LUMSA ) dove risultano fino al momento più consolidati gli interessi della ricerca psicologica in questo senso.

Il CIRPA si propone pertanto di:

  • promuovere, coordinare e realizzare studi e ricerche nel campo della Psicologia Ambientale (e quindi sulle relazioni tra persone e ambienti fisici e sociali o socio-fisici
  • favorire l'utilizzazione, la consultazione e lo scambio di informazioni, di materiali di studio e di risultati di ricerca tra ricercatori del settore, anche nel quadro di rapporti con altri Istituti o Dipartimenti universitari, enti di ricerca nazionali e internazionali, pubblici e privati;
  • stimolare le attività finalizzate alla formazione di ricercatori su temi e ambiti attinenti alle attività del Centro;
  •  sollecitare lo sviluppo di collaborazioni tra studiosi afferenti a diversi ambiti disciplinari;
  • organizzare incontri di studio, seminari e convegni a livello nazionale e internazionale;
  • svolgere attività di supporto scientifico, ricerca, formazione e valutazione per le Amministrazioni dello Stato, nonché per organismi pubblici, privati ed enti morali, a vario titolo interessati alle problematiche delle interazioni e transazioni tra persone e ambienti sociofisici di vario tipo, includendo gli ambienti 'naturali', quelli edificati dall'uomo, quelli virtuali e legati alle nuove tecnologie;
  • promuovere e attuare la formazione e l'aggiornamento di operatori che svolgono la loro attività a servizio di organismi e istituzioni che operano nei settori sopraindicati.

La Psicologia Ambientale (PA) si propone di studiare il comportamento umano e il benessere delle persone in relazione alle caratteristiche fisiche e sociali (o socio-fisiche) degli ambienti, o luoghi, di vita quotidiana. Tra i suoi principali scopi, quello di fornire conoscenze e competenze utili, in senso psicologico-ambientale, ai versanti della progettazione e gestione degli ambienti di vita, per i vari aspetti e livelli di scala di questi: ambienti costruiti, 'naturali', tecnologici.

Questi possono comprendere luoghi residenziali (domestici e/o urbani), di cura (ospedali, residenze per anziani, ecc.), di lavoro (uffici, fabbriche, ecc.), di istruzione e formazione (scuole, Università, ecc.), svago e fruizione culturale (Musei, parchi tematici e aree protette, ecc.). Sotto il profilo teorico-metodologico, essa mira a sviluppare l' "istanza ecologica", spesso emergente all'interno della psicologia in genere e della psicologia sociale in particolare, con riferimento all'ecologia psicologica di origine Lewiniana.

La PA si è diffusa a livello internazionale soprattutto a partire dagli anni 50, mentre risulta meno sviluppata in Italia rispetto a quanto già avvenuto da vari anni in diversi altri Paesi: USA, Svezia, Regno Unito, Olanda, Germania, Spagna, Francia, Giappone, ecc. Tra i fattori che hanno contribuito alla sua nascita, vi è il crescente interesse, che vari ambiti tecnici e scientifici (ad esempio, l'architettura, l'ingegneria, e le varie scienze ambientali, naturali, tecnologiche, economiche, giuridiche, ecc.) hanno mostrato in tale direzione, a partire dal secondo dopoguerra in poi, stimolando in tal modo le potenzialità interdisciplinari di questo nuovo campo di ricerca psicologica.

In particolare, per ciò che riguarda l'ambito della progettazione architettonico-ingegneristica, del design e urbanistica, la collaborazione sistematica tra psicologi e architetti ha portato allo sviluppo della cosiddetta psicologia architettonica, la quale si è concentrata soprattutto sullo studio delle modalità attraverso le quali particolari caratteristiche dell'ambiente spazio-fisico possono orientare e influenzare il comportamento e il benessere degli utenti di edifici o spazi costruiti.

Su di un altro versante invece, l'interesse per la cosiddetta dimensione umana dei "cambiamenti ambientali globali" (ad esempio, la perdita di biodiversità; la riduzione e il progressivo inquinamento delle risorse naturali, l'assottigliamento della fascia di ozono, l'effetto serra con i relativi cambiamenti climatici; il sovrapopolamento umano e così via), sempre più emergente all'interno delle varie scienze naturali e ambientali (quali l'ecologia, le scienze agronomiche e forestali, la climatologia, la chimica e la fisica ambientale, ecc.), ha stimolato gli psicologi ambientali verso lo studio del rapporto tra persone e ambienti, in questo caso definiti naturali, e a concentrarsi in modo specifico sulla comprensione dei fattori psicologici implicati nei fenomeni e nei cambiamenti degli ambienti bio-ecologici, o ecosistemi. Ciò ha dato avvio a quella più recente svolta della PA, verso quella che viene anche definita come psicologia ambientale della sostenibilità, o dello sviluppo sostenibile, riprendendo in questo caso la terminologia utilizzata dagli organismi internazionali delle Nazioni Unite (N.U.), specie a partire dalla Conferenza delle N.U. di Rio de Janeiro del 1992 su Ambiente e Sviluppo

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